5) Strauss. Cristo  una figura ideale.
Strauss constata che ormai la scissione fra il Ges storico
(l'uomo di Nazaret) e il Cristo ideale (il Dio-uomo)  compiuta e
spiega la figura del Cristo con la necessit propria dell'uomo
d'incarnare e storicizzare l'ideale.
D. F. Strauss, La vita di Ges o Esame critico della sua storia,
volume secondo (vedi manuale pagine 8-9).
Fallito cos il tentativo di riunione in Cristo l'ideale e lo
storico, questi due elementi ormai si separano: il secondo si
dispone come un residuo naturale; il primo sorge come una pura
sublimazione nell'etere del mondo delle idee. Storicamente, Ges
non pu essere stato altro fuorch un personaggio, per vero dire,
eccellente, ma pur sottoposto ai limiti di ogni cosa finita. Merc
le qualit eminenti sue, egli commosse con tal potenza il
sentimento religioso che questo sentimento fece di lui l'ideale
della piet; poich in generale un fatto storico ed una persona
storica non possono divenire la base di una religione positiva se
non in quanto le si trasportano nella sfera dell'ideale.
Gi Spinoza ha stabilita questa distinzione, sostenendo essere
alla felicit necessario il conoscere, non il Cristo storico ma il
Cristo ideale, ossia la esterna sapienza di Dio che si manifesta
in ogni cosa, nel cuore umano in specie, e in grado soprattutto
eminente nel Cristo, e che sola insegna agli uomini ci che sia
vero e falso, buono e cattivo.
Secondo Kant eziandio, non  la condizione necessaria di salvezza,
il credere che tempo gi, sia esistito un uomo il quale per la sua
santit e per il suo merito soddisfa cos per s che per gli
altri: per che la ragione nulla ci dica di questo; ma gli  un
dovere imposto generalmente agli uomini lo elevarsi all'ideale
della perfezione morale depositato nella ragione, e il
fortificarsi, contemplandolo nella pratica della virt: l'uomo non
 obbligato che a questa credenza morale e non alla credenza
storica.
Da ci partendo, Kant cerca interpretare nel senso di questo
ideale i singoli tratti della dottrina della Bibbia e della Chiesa
intorno al Cristo. Soltanto la umanit o in generale l'essere
cosmico ragionevole in tutta la sua perfezione morale pu fare di
un mondo l'oggetto della Provvidenza divina e lo scopo della
creazione. Questa idea della umanit dilettava Dio vivo in Dio ab
eterno; essa procede dalla essenza di Lui, e in questo senso non 
una cosa creata, ma  il suo figlio innato,  il verbo per il
quale, vale a dire, per l'amor del quale ogni cosa fu fatta, e nel
quale Iddio ha rinato il mondo. Siccome questa idea della
perfezione morale non ha per autore l'uomo, bens ha preso posto
in lui senza che si comprenda come la di lui natura potesse
esserne suscettibile, cos ben pu dirsi che questo tipo primitivo
 disceso verso noi dall'alto del cielo, ed ha rivestita
l'umanit: la qual riunione con noi pu essere considerata come
uno stato d'abbassamento del figlio di Dio. Questo ideale della
perfezione morale, quale il comporta un essere cosmico dipendente
da bisogni e da tendenze, non pu essere concepito da noi che
sotto le forme di un uomo; anzi, siccome noi non possiamo farci
alcuna idea della potenza di una forza e quindi neanche della
disposizione morale, se non a condizione di figurarcela lottante
contro ostacoli e trionfante bench assalita d'ogni lato, questo
ideale si presenter a noi sotto la forma di un uomo pronto non
solo a compiere egli stesso ogni dovere umano e a propagare il pi
possibile con la sua dottrina e col maggior vantaggio del genere
umano, e malgrado le seduzioni pi attive, ogni sorta di
patimenti, fino alla morte pi ignominiosa.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciottesimo, pagine 870-872.
